Ciò che inferno non è di Alessandro D’Avenia – recensione.

Premetto che era da tempo che in libreria guardavo i libri di D’Avenia, credo attirata soprattutto dalle copertine. Ma ho dato sempre la precedenza ad altri libri. Ma si sa che quando un libro ti chiama anche se al momento non lo acquisti ti rimane dentro e prima o poi fa capolino nuovamente . Così è stato per questo libro, che mi è arrivato sotto forma di regalo di compleanno da parte di due amiche perspicaci alle quali avevo parlato di questo autore. Con quali aggettivi posso definirlo? Direi che forte, reale, crudo sono degli aggettivi più che adatti per definire questo libro. Che parla di mafia e di speranza, l’antitesi per eccellenza. La trama è ambientata nel 1993 nel quartiere Brancaccio di Palermo, un quartiere difficile dove la mafia la fa da padrone. Ma dove c’è un prete coraggio che gli si contrappone sino a pagare con la vita per il suo coraggio. Mi riferisco a Padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia perché non ne aveva paura e aveva osato sfidarla. Una figura forte, umana, coraggiosa, e anche incosciente se si vuole. Il 1993 non è un anno casuale. E’ un anno in cui ancora forte è l’eco della morte di Giovanni Falcone (23 maggio 1992) e di Paolo Borsellino ( 19 luglio 1992) per mano della mafia. Due eroi che hanno pagato con la vita il loro coraggio di essere onesti. Nel libro sono citati spesso anche loro. Ed in me suscitano ancora delle forti emozioni. Ricordo ancora quando furono uccisi, nel pieno della preparazione della mia maturità uno e dopo l’altro. A quell’età si è pieni di sogni  e di ideali. L’onestà prevale e si pensa di poter cambiare il mondo. Le loro due figure più quella del Di Pietro di allora che combatteva la corruzione di “mani pulite” e della fine della prima Repubblica mi spinsero a scegliere giurisprudenza non a caso. Ma sto divagando troppo. Il libro mi è piaciuto perché mi ha catapultata in una realtà molto diversa da quella dove vivo io. In una realtà dove convivono i valori della vita, la speranza, il coraggio, l’idealismo, la voglia di cambiare il proprio destino, ma soprattutto l’onestà. Dall’altra la mafia, i suoi discepoli, il tradimento, il valore dei soldi per cui non si guarda in faccia nessuno. Padre Pino Puglisi non è stato un prete come tanti altri. E’ stato un prete dalla parte della gente di un quartiere difficile, quello in cui è nato. E quello in cui è tornato e in cui ha trovato la morte. Una figura di uomo pronto a tutto per mettere in pratica i valori su cui aveva basato la sua vita. Seppur in un contesto così difficile. Lui che cercava di aiutare i più deboli, gli emarginati e che aveva contro non solo la mafia ma anche il sistema di contorno fatto di uomini corrotti all’interno delle istituzioni stesse. Federico, l’altro protagonista del libro non so se è una figura esistita realmente ma può benissimo essere un qualunque ragazzo della Palermo bene. Un ragazzo che era abituato ad avere tutto, a vivere in una realtà sicura ma che accettando l’invito di padre 3P a dargli una mano ha accettato di mettersi in gioco non sapendo che gli sarebbe cambiata per sempre la vita. E’ un ragazzo di 17 anni quando si confronta con una realtà più grande di lui. E’ un giovane uomo quando si scontra con la morte del suo padre putativo. Attorno a loro tante figure di rilievo che mi hanno colpito. Tra tutti forse Lucia, la ragazzina che fa perdere la testa a Federico ma che per amor suo è disposta a rinunciarvi poiché la piovra ha intimato il ragazzo a starle lontano ( in fondo sono una romantica 🙂 ), ma anche Totò che ammetto mi era sfuggito di chi era figlio, la famiglia di Federico, tra cui spicca la figura importante del fratello che ammira e con cui ha un profondo rapporto ( quanto ne avrei voluto uno), Serena a cui la mafia ha tolto l’innocenza, Maria giovane prostituta e madre single di Francesco, un bimbo che ha il coraggio di distaccarsi dalla massa soccorrendo il cane a cui aveva fatto finta di dare una lezione. Un libro reale, come dicevo, in cui si mescolano speranza e devastazione, emarginazione. Un libro con dei personaggi forti. Un libro in cui si parla di un grande uomo. Io non sono donna di chiesa, ho una filosofia sulla religione tutta mia, ma lui rappresenta la figura di prete che piace a me. Un libro che mi sento di consigliare e un libro per cui ringrazio chi l’ha consigliato a me. Ha avuto il potere di farmi riflettere. E ricordarmi di avere avuto la fortuna di essere nata in un contesto sociale totalmente diverso da quello narrato in questo libro.

 

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