Occhi di sale – Massimo Granchi – recensione

Non ne faccio mistero che da un annetto a questa parte molte delle mie letture si sono concentrate sugli scrittori sardi. Mi si è aperto un mondo perché non pensavo minimamente che la mia terra fosse patria di tanti scrittori, alcuni dei quali veramente interessanti. Fatta questa premessa, circa tre settimane fa sono stata invitata dalla presidente di “Note di cultura”, un’associazione con cui sono in contatto  e che mi ha supportato nel mio evento, a partecipare alla presentazione del libro di un giovane autore sardo. Ovviamente non mi sono fatta ripetere l’invito due volte e insieme alla mia compagna di avventure di questo tipo, Serenella, ho partecipato. Non ho avuto necessità di essere convinta ad acquistare il libro, l’autore è stato bravissimo nel farsi pubblicità e così pure le moderatrici della serata. Ma soprattutto ciò che mi ha convinta è la tematica trattata nel libro, ossia l’amicizia al maschile, che si evolve e subisce diversi scossoni durante diverse fasi della vita dei protagonisti. Il romanzo proprio per questo è definito di formazione. L’amicizia dal punto di vista maschile mi ha sempre affascinata, mi sono sempre domandata come la intendono gli uomini, se per loro è come per noi donne che abbiamo necessità di condividere ciò che ci succede. Il fatto poi che il libro sia stato scritto da un uomo ha amplificato la mia curiosità. I protagonisti sono tre ragazzi che si conoscono durante l’adolescenza, che vivono a Cagliari in un quartiere che si chiama “Is Mirrionis” , provengono da famiglie di estrazione sociale diversa, hanno caratteri e modi di pensare divergenti, ma sono uniti da una profonda amicizia che non si rompe neppure quando è la vita a separarli per lunghi periodi. Troveranno sempre il modo, casuale o non , per ritrovarsi. In ogni libro credo che i personaggi abbiano sempre qualcosa di chi li scrive. Non si può scrivere di amicizia se non la si è vissuta in prima persona. Questo è quello che percepisco io. Da questo libro ne evinco che anche tra uomini, se l’amicizia è profonda, nonostante la vita che a volte separa, rimane per la vita. Il filo conduttore non si estingue e trova poi il modo per tornare in superficie. I tre personaggi maschili sono ben delineati, hanno personalità forti in modo apparente ma che nascondono fragilità di fondo. Anche tra di loro si tende a considerare forte chi lo sembra all’apparenza, mentre poi potrebbe essere il più fragile. Durante le tre fasi, adolescenza, giovinezza e maturità, vanno alla ricerca di loro stessi, si confrontano con ciò che sono, che magari non è quello che sognavano, fanno i conti con quello che la vita gli ha riservato. Le loro paure sono quelle delle donne, sono i tempi ed i modi differenti. Uno dei motivi per cui ho trovato interessante la trama è che i protagonisti sono miei coetanei e quindi attraverso la vita che l’autore ha dato loro volevo vedere se avrei riscontrato degli aggettivi con cui vengono definiti molti uomini della mia generazione : immaturi, con poca voglia di impegnarsi, a casa con mamma sino alla “maturità” per comodità e non sempre perché non si è indipendenti. Insomma diciamo che il libro rappresenta uno spaccato molto realistico della mia generazione. Si, il libro mi è piaciuto, il finale è aperto e chissà che prima o poi non si dia continuazione alla vita di Matteo, Giovanni e Paolo…..images (3)

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